AFFINITÀ ABITATIVE

Cenzo Cocca/Mario Saragato - Dicembre 2021

Le cose s’ostinano a rimanere mute.
Senza toccare nulla, senza cambiare
posto agli oggetti: una sintassi
in cui il silenzio si sforza di impedire
un tocco che svegli questo corpo
dormiente ancora…
(Joan-Elies Adell)

 

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The soft wall - Telos è uno spazio vuoto dove aleggia il tempo. E’ un luogo dove sostare, sedersi, guardare, toccare o solo semplicemente lasciarsi abbracciare. Sono i teli a parlare, a raccontare. Sono i diagrammi, i cortocircuiti, i battiti, i segni, le cicatrici, le suture di Cenzo Cocca a intercettare i pensieri. Molti sono stati i corpi che mollemente hanno abitato lo spazio, hanno solleticato relazioni e assorbito emozioni. Molti sono stati i passaggi che hanno mutuato un habitat  e mutato geografie. Ora dal soffitto lievi serpeggiano cubi colorati. Hanno quattro lati, come quattro sono le mura della stanza. Un intricato bozzolo di fili. Primigenio rifugio di sensi, di corpi che scrutano, inalano, manifestano, si appropriano del silenzio, si sfiorano, si urtano, rumoreggiano, spandono odori. Aperto, il lato  sul fondo  permette di scorgere una labirintica danza di fili, di nudi sensi; libero è lo spazio sottostante, si salda al pavimento gravido di terra, invade e diventa un tutt’uno con la stanza. Impronte, forme, parole illustrano l’esterno, servono a Cenzo per comunicare pensieri, stati, modi di essere e di apparire. Non hanno un nome, non hanno un indirizzo questi primordiali e complessi luoghi dell’abitare; accolgono, incantano e invitano a meditare. Sono concrete alle pareti le immagini di Mario Saragato.

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La fotografia ha il potere di parlare nel suo impareggiabile silenzio. Comunica senza disturbare. Ha una sua voce che si insinua sottopelle, invade ogni cellula. Necessita di uno sguardo complice, gentile, attento a decifrare codici ovvi, sottesi. Due ciabatte solitarie, conservano ancora il calore di chi le ha calzate. Si percepisce lo strusciare dei passi, il tramestio incessante che divora incombenze quotidiane. Corridoi che aprono su soggiorni, su cucine, su angoli di intimità lacerante. Tavoli vuoti, colmi di suppellettili invadenti. Il fuoco di una cucina-economica scalda il parco e solitario pranzo. Lindi lavabi, drappeggi, solitario l’interruttore, geometrie nelle scale. Finestre che illuminano orizzonti esterni conosciuti. Abitare è scavare, frugare, colmare, riporre, esponere, nascondere, portare alla luce; è un incessante andirivieni tra il fondo e la superficie. Oggetti che inconsapevolmente descrivono l’azione del mostrare e dell’essere. E’ il tempo, insistentemente presente nelle silenti immagini e, si appropria dello sguardo. Lo fa rotolare alla ricerca di identificazioni, di rimandi e consolatorie visioni. L’essenzialità del levare suggerisce presenze inconfondibili e richiami a cose, a persone, ad atmosfere da sempre conosciute. C’è un’affinità abitativa tra  il groviglio inestricabile di pulsioni che occupano e si liberano nei cubi astratti e colorati di Cenzo e quella nomenclatura di oggetti  silenti che definiscono una chiara e decifrabile sintassi di immagini rubate, che l’occhio attento di Mario sottrae alla realtà.          

                                                                

                                                                   

Testo e curatela di Stefano Resmini

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Mario Saragato è nato in Sardegna, il luogo dove probabilmente morirà. La sua produzione inizia nel 2011 con la pubblicazione del libro Sputeremo sulle vostre tombe dedicato al mondo degli ultras. I suoi lavori affrontano diverse tematiche: dagli scacchi (Zugzwang, 2012), alla tessitura (Un battito e poi il successivo, 2013), passando per progetti di stampo più intimo e personale caratterizzati da un'attenzione particolare per la fotografia di ricerca (Io lui lei, 2014; Un giorno lento, 2015; Cinque giorni imbecilli, 2016; Sa petta su sambene sa molte, 2017; Non ho tempo, 2018). Nel 2019, dopo la pubblicazione con Chiara Cordeschi del libro Tetralogia dell’amore perduto, crea ad Aggius il Museo dell’Amore Perduto. Nel 2021 crea il Museo del Ghirigoro.

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