TELOS - THE SOFT WALL

 

 

Cenzo Cocca - 2021

The Wall

 

Le mura delimitano, chiudono, disegnano confini. Si dilatano, innalzano barriere. Restringono spazi. Spesso riparano, proteggono. Intrise di terra, di fango, di acqua, respirano e traspirano. Assorbono, conservano intimità. Sono testimoni di quotidianità, con il loro crescere e il loro deperire. Sono pregne di umori, si innervano di corporeità. Sono testimoni di tracce, di segni, di dinamiche, di scambi tra  entità che si alimentano in spazi mai vuoti. Raccontano di una  mutevole e densa vitalità. Suggeriscono una inafferrabile pluralità di cose, un incessante fluire di pensieri, di emozioni, di incontri, di scontri, di corpi che si sfiorano, che si evitano, che si toccano,  si fondono.  Fagocitano i sensi che si disperdono e riaffiorano in un’invisibile interiorità. Le mura sono morbide, rimbalzano la vita che in un eterno rincorrersi, passa, se ne va.

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Telos

Telos nasce da una urgenza, da una necessità. Quella propria dei teli, di uscire, di mostrarsi. Di abbandonare  cassetti e odorose cassapanche. Per troppo tempo, ben piegati e riposti hanno condiviso il buio. Bramano la luce. Rifioriscono. Rammentano che prima di essere telos, erano campi di cotone, di canapa, di lino. Sono lenzuola, salviette, panni, canovacci, strofinacci. Hanno frange, pizzi e trine. Hanno strappi, buchi, tapulos. Incuranti ostentano il loro tempo. Difendono intimità. Preservano inconfessati desideri. Custodiscono sogni. Imprigionano pensieri. Proteggono fragranti bontà. Irsuti e ruvidi travisano origini lontane. Tra l’ordito e la fitta trama,   intrecciano memorie.  Tra le pieghe liberano voci.  Palesano magagne, impercettibili difetti.  Proteggono. Sono un primordiale  riparo. Aderiscono come una seconda pelle, levigata e soffice. Sos telos restituiscono un abbraccio morbido, narrano storie di identità e di appartenenza.

       

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Fili

 

Con l’ago e il filo Cenzo Cocca cuce paesaggi. Congiunge punti, costruisce   geografie. Intercetta interconnessioni. Usa il punto indietro, il punto mosca, i punti molli singoli e doppi. Usa il sorfilo e si accanisce fitto per non sfilacciare il tessuto. Si dimentica del punto base, piccolo e regolare, che non si deve vedere. Usa il punto pieno, annoda energie. Dimentica la tecnica, la disciplina del cucito lascia spazio alla fantasia, asseconda il fluire delle forme, capta linguaggi. Sono materiche le sue impunture. Sono suture, cicatrici. Trasudano lesioni. Innestano, collegano. Hanno colori tenui. Esplode il celeste, cattura l’azzurro. Il giallo ammorbidisce. Il marrone, il blu imbastiscono campiture. Graffiti, segni, si trasformano in parole. Suggeriscono azioni, invitano a toccare ad ascoltare, cercare. Ammorbidiscono strappi, appianano futuro. Non sono labirinti i suoi fili. Sono cortocircuiti, punti di una rete che connette mondi. Tattile linguaggio Braille, scorre tra le dita. Lo sguardo scruta si concentra, si perde, cattura indizi, costruisce scenari, piccole vedute, un vaso, un fiore. L’energia di un raggio di luce, salda consistente, come il punto chiusura. Punto finale di ogni cucitura che ingloba trama e piccoli nodi nelle crune del filo. Stabile, sicuro l’incedere dell’ago cuce. Riaffiorano gangli, diagrammi, stimoli grafici di battiti, di respiri che all’unisono palpitano e impercettibili raccordano confini.            

       

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TempoSpazio

 

Il tempo non fa rumore, non dà segno della sua velocità, scorre in silenzio, senza soste. Il tempo fugge, vola, stringe. Il tempo lo si può perdere o ammazzare, ma non fermare. Il tempo si consuma. Lo spazio non è vero che è vuoto, si rinnova. Il tempo mollemente riempie lo spazio. Lo abita. Questa camera molle è piena di pensieri che attraversano la mente. E’ memoria di oggetti, di cose usate, di sospiri, di voci che corrono e si rincorrono. Ha una finestra e una porta che si affacciano sul mondo. Là fuori le nuvole si rincorrono, gli steli inverdiscono e appassiscono. Si sentono i passi sordi  della vita che passa accanto. Mario, Rita, Maria Grazia, Joan, Francesca, Michele, Fabrizio, Adrian, Giuseppe, Andrea, Cenzo, Silvia, Giovanni. Nomi, sostantivi che definiscono identità. Ma innumerevoli sono le entità che  riempiono spazi. Idiomi, fisionomie. Memorie che incrostano le mura. Voci che si annidano tra le pieghe de sos telos. Umori che aleggiano. Sciami di colori, granuli di polvere che si stagliano al riverbero della luce. Convivono, si alleano col tempo e con lo spazio. Sono  un lento respiro.  The soft wall  è uno spazio bianco, spoglio, dove sedersi, farsi accarezzare, abbracciare. Uno spazio estetico, un luogo concreto dove  abbandonarsi, partecipare ad un rito catartico. Riappropriarsi del tempo e dei pensieri che in questa pace stormiscono, si purificano, diventano tangibili ed effimeri quasi inconoscibili.   

 

 

La cucina

 

La cucina ampia, dalle pareti coperte di casseruole di rame lucentissime, il camino in un angolo e il forno nell’altro … Dietro la cucina si stendevano le cantine e i magazzini per gli immensi raccolti del grano, dell’orzo, dell’olio, e di tutte le altre qualità di frutta e di legumi … L’uva fresca, le pere e le mele, l’uva passa e i fichi secchi ... i formaggelli … negli angoli si ammucchiavano le noci, le nocciuole e le mandorle, — su grosse tavole stavano disposte grandi quantità di formaggio e le provviste del lardo, del salame, della salsiccia, prosciutto e strutto conservato in vasi di terra … i pomodori secchi, rossi e oleosi olezzanti di basilico, e le ulive secche e altri frutti ed erbaggi, nell’olio di oliva...

Grazia Deledda, Fior di Sardegna, 1891.



I testi sono a cura di Stefano Resmini, come la cura dell'installazione       

Cenzo Cocca

 

Andrea Cocca, in arte Cenzo, è un giovane artista sardo. Nato nel 1994 e originario di Ghilarza, in provincia di Oristano, attualmente vive e lavora a Olmedo, nel nord Sardegna.
Nel 2015 inizia la sua formazione come stilista a Nuoro. Durante gli studi di moda sperimenta e si interessa all’Arte come autodidatta e comincia così a congiungere la sartoria con l’arte stessa.
È da questa unione che nascono le prime opere, cucite a mano, e i primi ritratti. La sua Arte è espressa attraverso tecniche e materiali semplici, come l’ago e il filo;  si distinguono ritratti, momenti di quotidianità, pensieri astratti, frasi e piccole installazioni cucite.
Un altro materiale utilizzato sono le carte da gioco, con le quali letteralmente “gioca” a modo suo, creando delle piccole storie a libera interpretazione di chi le osserva.

 
Visitabile su appuntamento il mercoledì e il venerdì dalle ore 20.
Per maggiori informazioni, chiamare o contattare su WhatsApp:
? Cenzo 3487971920 [email protected]
? Stefano 3351354143 [email protected]
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